12 Giugno 2018

Abu Wadie, druso delle Alture del Golan

Sono meno di 23000 persone e hanno una storia e un’identità che si differenzia dagli altri fedeli. Siamo andati a incontrare i drusi che popolano il Golan, al confine con la Siria.

Archeologia, Cultura e altre Religioni

Loading the player...
Embed Code  

Request High Quality Video
Copy the code below and paste it into your blog or website.
<iframe width="640" height="360" src="https://www.cmc-terrasanta.org/embed/abu-wadie-druso-delle-alture-del-golan-15133"></iframe>
Request High Quality Video
Please send an email to :
info@cmc-terrasanta.org

Subject:Request High Quality Video

Email Message:
Archivio personale / promozione CMC / televisiva

http://www.cmc-terrasanta.org/it/video/archeologia-cultura-e-altre-religioni-8/abu-wadie-druso-delle-alture-del-golan-15133.html

Nessuna parte di questo video può essere modificato o diffusi senza un accordo in anticipo con la Cristiana Media Center concordare i termini e le condizioni di pubblicazione e la distribuzione.
RAFIQ ALI IBRAHIM – ABU WADIE
Druso delle Alture del Golan
Mi chiamo Rafiq Ali Ibrahim, di Majdal Shamas, villaggio che è parte delle alture del Golan siriano occupato. Sono nato qui… E la mia storia si può riassumere così: mi sono sposato 48 anni fa. Purtroppo non ho ricevuto la grazia di avere figli, ma sono comunque soddisfatto della mia vita. Tutti mi chiamano Abu Wadie'e che, come dice il nome, significa avere fiducia nelle mani di Dio Onnipotente, lassù in cielo.

Baffi e sopracciglia folte e imbiancate dal tempo. Il tradizionale velo incornicia un viso segnato dagli anni trascorsi, eppure continuamente illuminato da un sorriso che sembra voler documentare la proverbiale accoglienza e generosità che caratterizza il popolo a cui Abu Wadie appartiene, quello dei Drusi che popolano le alture del Golan, al confine fra Israele e Siria.

RAFIQ ALI IBRAHIM – ABU WADIE
Druso delle Alture del Golan
Siamo famosi per le nostre antiche tradizioni di alto valore, e ne siamo orgogliosi. Viviamo insieme, in collaborazione. Condividiamo tutto in ogni situazione, sia in tempo di gioia che di tristezza. In caso di matrimonio, tutti i compaesani arrivano per condividere la gioia della famiglia. Siamo uniti. In effetti, non abbiamo altra scelta che stare insieme, in ogni circostanza.

Come tanti altri suoi concittadini, Abu Wadie vive di coltivazioni di alberi da frutta, in particolare ciliegi e meli. Pastorizia e agricoltura sono le due fonti principali di sostentamento dei Drusi del Golan, oggi divisi in 5 piccoli villaggi, per un totale di circa 23.000 persone.

Il centro principale è Majdal Shams, come gli altri conquistato da Israele nella Guerra dei 6 giorni del 1967 e annesso unilateralmente nel 1981.
A differenza dei circa 100mila drusi che abitano in Galilea, la maggioranza degli abitanti del Golan rifiuta da allora la cittadinanza israeliana e dunque l’arruolamento nell’esercito nazionale, limitandosi ad avere una residenza permanente.

RAFIQ ALI IBRAHIM – ABU WADIE
Druso delle Alture del Golan
Mi definisco un cittadino arabo siriano. Siamo orgogliosi della nostra cittadinanza e identità e non ci rinunceremo mai. La nostra identità recita: cittadino arabo siriano, indipendentemente dalla nostra confessione. Questo è ciò che caratterizza la cittadinanza nella nostra amata patria Siria.

Con circa 1.5 milioni fedeli nel mondo, concentrati in Libano, Giordania, Siria e Israele, più una piccola comunità in Stati Uniti e Australia, la dottrina dei Drusi è particolarmente complessa, riunendo elementi dell’Islam, del Cristianesimo, dell’Induismo e del Giudaismo.

SCEICCO SULEIMAN AHMAD ALMAKT
Sceicco
I drusi prendono il nome da Nashtakin Darazi, predicatore del XI secolo. Alla fine quest’uomo è stato dichiarato eretico, ma la parola è rimasta. Siamo arabi siriani e Muwaḥḥidūn (unitariani).

Mentre Wadie sorseggia un caffè davanti casa, in compagnia di sua moglie, si sentono in lontananza degli spari, provenienti dalle montagne siriane. Aldilà di un confine segnato solo da una barriera di filo spinato. Una barriera che però mostra tutta la complessità di una terra ferita.