18 Gennaio 2018

“Speranza e futuro in Terra Santa”, la visita del 2018 della Holy Land Coordination

La visita annuale di 15 vescovi di Europa, Nord America e Sud Africa della Holy Land Coordination. Educazione e giovani al centro del viaggio 2018.

Attualita, Eventi e Società

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“Speranza per il futuro in Terra Santa”. Questo il titolo scelto dalla Holy Land Coordination per l’edizione 2018. Nato venti anni fa con lo scopo di incontrare e supportare i cristiani di Israele e Palestina, il coordinamento coinvolge vescovi provenienti da Europa, Nord America e Sud Africa. Dal 13 al 18 gennaio, così, 15 di loro si sono ritrovati in Terra Santa per visitare e conoscere diverse realtà locali e per poi portare la loro voce nelle proprie diocesi e città.

S.E. Mons. STEPHEN BRISLIN
Arcivescovo Cape Town - Sud Africa
“Senza educazione non potremmo mai costruire una cultura di diritti umani e di pace. I nostri giovani hanno molti sogni e speranze. E se non c’è la pace, quei sogni e quei desideri rimarranno frustrati… Per questo noi dobbiamo trovare delle vie per costruire la pace e lo facciamo attraverso l’educazione e attraverso la creazione di una cultura di diritti umani.”

Come da tradizione il tour è iniziato da Gaza, per poi spostarsi in Cisgiordania, con la visita alle scuole del patriarcato latino di Betlemme.

P. IYAD TWAL
Direttore Scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme
“Penso che il ruolo dell’educazione sia essenziale e fondamentale perché è esso stesso un messaggio di speranza. Attraverso l’educazione costruisci il futuro, con le giovani generazioni, con gli studenti che crescono conoscendosi bene. E incontrare l’altro è il primo passo: dopo che lo conosci, lo rispetti e ci convivi, basandoti su tutte le cose buone che tutti le parti approvano, accettano e desiderano, per vivere in questa Terra Santa.”

La permanenza a Gerusalemme è iniziata con l’incontro con alcuni studenti del dipartimento di Legge della Hebrew University che si occupa di casi legali legati alle discriminazioni, a carico di minoranze religiose o singoli.
È proseguita con la celebrazione della Santa Messa nella Co-Cattedrale del Patriarcato Latino, in presenza di Mons. Giacinto-Bolous Marcuzzo, vicario per Gerusalemme e la Palestina, che ha presieduto l’ufficio.

C’è stato spazio anche per incontrare due giovani membri dell’associazione Parents Circle families Forum, realtà che da più di vent’anni, riunisce 600 famiglie israeliane e palestinesi che hanno subito un lutto a causa del conflitto e che, nonostante ciò, credono nella possibilità di incontrare l’altro e di non vederlo solo come un nemico.

Mons. DUARTE NUNO QUEIROZ DE BARROS DA CUNHA
Segretario Generale HLC
“L'incontro con la gente qui, ci permette di lasciare la Terra Santa con la sensibilità ai bisogni della gente e l'amore per i luoghi santi dell'incarnazione di Gesù e l'amore incarnato nella vita delle persone che incontriamo. Ma soprattutto con la sofferenza delle persone in una società che non è in pace completa.”

Al termine della Santa Messa, celebrata nella Cappella del Santissimo Sacramento, al Santo Sepolcro, il coordinamento ha pubblicato il tradizionale messaggio finale.
Tre i suggerimenti dati: supportare le organizzazioni che aiutano a trovare un lavoro e una casa, promuovere pellegrinaggi per incontrare la gente del posto e pregare e opporsi a ogni tentativo di divisione.
“I giovani di Terra Santa sono stati costantemente delusi dai loro leader e dalla comunità internazionale”. Si legge nel comunicato. Eppure, il loro coraggio, la loro resilienza e persino la loro rabbia rivelano il desiderio di continuare a lottare per un cambiamento e per la pace.

S.E. Mons. DECLAN LANG
Coordinatore HLC – Vescovo di Clifton – Inghilterra e Galles
“Siamo andati sia in Palestina che Israele e forse la differenza più grande e più triste è che da entrambi i lati hanno aspettative, desideri, vogliono un mondo migliore…ma per chi è in Palestina le opportunità sono decisamente minori di chi vive in Israele. Il mio messaggio dunque è “giustizia per tutti”. È permettere a ognuno, ovunque viva, qualunque nazionalità abbia di fiorire, e di avere una vita piena, perché ogni persona è eccezionale e unica. E dobbiamo permettere a questa unicità di fiorire e di esprimersi”.